Le imprese nell’era post-coronavirus

Le imprese nell’era post-coronavirus

Nell’analisi delle conseguenze che sta causando l’attuale pandemia possiamo identificare tre diverse tipologie di #imprese:

Le prime sono le #imprese più fragili che già si trovavano in uno stato conclamato di difficoltà pre-covid19 e  questo fenomeno inatteso non sta che accelerando, con molta probabilità, la loro uscita dal mercato di riferimento. In un contesto economico in cui potrebbe maturare una scarsa propensione agli investimenti e, più in generale, la mancanza di risorse necessarie per procedere a ristrutturazioni delle #imprese, ad esse deve essere rivolto, da parte delle istituzioni governative, un importante supporto per scongiurare o quantomeno contenere l’impatto sociale di questo fenomeno. In questa direzione va certamente il rinvio del nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, compreso il nuovo sistema di allerta, al 01/09/2021, per garantire stabilità a livello normativo e evitando di soffrire le incertezze collegate ad una disciplina in molti punti inedita e necessitante di un approccio innovativo. Uno strumento consolidato come l'attuale legge Fallimentare, appare quindi di più idoneo utilizzo in questo particolare momento storico.

Le seconde sono le #imprese resilienti, ovvero quelle aziende potenzialmente capaci di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, come l’attuale situazione, e di riorganizzare correttamente le proprie attività, senza smarrire la propria identità. Non c'è dubbio che l'impatto del lockdown sarà devastante per il sistema produttivo italiano e sarà di fondamentale importanza il sostegno da parte del governo, riducendo l’impatto negativo in particolare sulla liquidità delle #imprese. Bene ha fatto, in questa direzione, l’attuale esecutivo nel implementare un sistema di garanzie pubbliche per i finanziamenti erogati dal sistema bancario alla attività produttive e a rafforzare la struttura della cassa integrazione per i lavoratori allargandone la platea dei beneficiari. Risulta al contempo fondamentale, per un periodo di tempo limitato sino al 30/06/2020, aver sottratto le #imprese ai procedimenti finalizzati all'apertura di fallimenti e di procedure anch'esse fondate sullo stato di insolvenza. Ciò per una duplice ragione: da un lato per evitare la pressione crescente sugli imprenditori in presenza di fattori esogeni e straordinari, con il correlato pericolo di dispersione del patrimonio produttivo e dall'altro bloccare un altrimenti crescente flusso di istanze che potrebbero intasare i tribunali in una situazione di emergenza.

Le ultime, ma non le meno importati, sono quelle #imprese invece con ampie prospettive di crescita post-covid19, ovvero quelle aziende in grado di saper sfruttare l’attuale stato di crisi economica come trampolino di lancio per diventare più forti e competitive. La cosiddetta “crescita post-covid19” richiede che l’impresa sia in possesso di capacità ben precise quali la comprensione esatta di quale sia l’impatto della crisi sulla catena del valore sia della propria impresa che del mercato in cui opera. Esaminata tale fattispecie occorrerà agire su questi elementi cercando di correggere eventuali errori e/o mancanze e sfruttando i potenziali punti di forza individuati. Chiaramente queste #imprese sono quelle dotate di maggiore propensione allo sviluppo e all’#innovazione e qui il ruolo dei governi è quello di incentivare massicciamente tali coraggiosi programmi di investimenti 4.0 per superare con slancio il presente ma pianificando anche il futuro.

Ogni impresa, qualunque sia la sua dimensione e qualunque sia il settore in cui opera, per garantirsi la continuità e l'autonomia gestionale, deve riuscire a mantenere, contemporaneamente, l'equilibrio reddituale, l'equilibrio patrimoniale e quello finanziario. Anche se è ancora un po' presto per fare previsioni realmente attendibili, perché nessuno è ora in grado di dire se l'emergenza terminerà con l'estate o si trascinerà fino alla fine dell'anno o magari anche oltre, nella graduale fase di riavvio del sistema produttivo saranno decisivi due fattori: il primo, interno alle #imprese, con la scelta di una #strategia operativa, vale a dire il decidere su quali progetti l'impresa deve convogliare le proprie energie, valutando la capacità, almeno teorica, del progetto economico che si intende porre in essere, di generare flussi di risorse sufficienti a remunerare tutti i fattori produttivi che saranno coinvolti nell'attività; e qui sarà fondamentale avvalersi di consulenti esperti che sappiano redigere piani previsionali. Secondo, di natura esterna, con scelte politiche, che compiano interventi strutturali in campo fiscale, che non si limitino, come ad oggi, alla sola sospensione delle imposte, ma ad una riduzione generalizzata del carico tributario e contributivo, un importante piano di investimenti pubblici, svincolati dall’attuale codice degli appalti, e preveda per i settori economici più colpiti anche congrui contributi a fondo perduto.

Davide Tognini
Davide Tognini

Esperto Contabile da sempre appassionato agli studi economici nell’area della consulenza aziendale sia essa di natura amministrativa, gestionale, finanziaria, tributaria, di auditing, di reporting, nonché nell’ambito delle risorse umane.

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